Ci ha lasciati Gianni Capucci, architetto, giornalista, poeta, grande amico.
Tra i fondatori dell’Associazione USSP, Gianni ha sempre partecipato attivamente e con trascinante entusiasmo a ogni riunione, progetto, trasformando – con penne e matite e parole – ogni idea appena accennata in qualcosa di concreto: un lungo scritto, un acquerello, una tavola, proiettando tutti noi dentro quell’idea a vederla come la vedeva lui: con lo sguardo concreto dell’architetto e con lo sguardo sognatore del poeta, sguardi che correvano insieme – talora incrociandosi, sovrapponendosi, o magari in parallelo, o magari scontrandosi, ma sempre verso qualcosa di bello, qualcosa di migliore.
Ricordo l’attesa settimanale per l’uscita del suo pezzo sul Carlino, che Gianni condivideva con noi amici; il suo amore per la montagna, le comunità rurali, il suo amore senza misura per Fellicarolo – paese delle Felci – per Silvia e per Rosaluna, per i figli; ricordo la passione per il racconto, per la memoria, il ricordo; la passione per l’arte, per la cultura. Ci sentivamo spesso, fino a un paio di anni fa, io e Gianni, per parlare dei progetti dell’USSP, e di poesia, di libri; mi sgridava altrettanto spesso, mi diceva che la poesia dev’essere pubblicata, stampata, condivisa: se no a cosa serve? (Gianni, le mie poesie ancora non le ho pubblicate – sono rimaste chiuse in quel piccolo volume in bozza che ti regalai. Porta pazienza.)
Dall’idea per un volume rotolava fuori l’idea per una collana, poi si divagava sempre: Fanano, i sentieri, le letture, un festival di poesia montanara… un libro su Fellicarolo, un sentiero sistemato che portasse nuovo interesse intorno alle Maestà, un museo della civiltà montanara.
E poi i progetti che non sono rimasti nell’aria o sulla carta: gli interventi concreti, le pubblicazioni, il Muro dei Racconti di Pietra per cui tanto hai lavorato, la scultura a Città del Vaticano, l’Idea di Croce, la Corte, Matera, le Pietre per Parlare, gli allestimenti delle mostre, finalmente un libro di (tue) poesie. Dimentico qualcosa, certamente. Sono tanti anni, tante cose, tante visioni condivise. Mancherai a tutti noi.
Sara
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