La pietra di Fanano

Nella notte dei tempi, in un mare profondo, veloci correnti torbide depositavano sabbie e fanghi in lamine e strati, con sequenze ritmiche e giochi cui i più grandi compositori di musica solo si avvicinano nelle migliori opere. Era il periodo del Miocene, iniziato 26 milioni di anni fa e durato 19 milioni di anni.

I potenti depositi emersero dal fondo marino solidificando per cementazione e dando luogo ai crinali più alti del tratto appenninico del Territorio di Fanano. Poi le acque, i ghiacci e l’aria modellarono i rilievi fino a definire le attuali incantevoli forme. All’interno degli strati di arenaria (sabbia cementata) l’uomo cavò il “sasso” con cui scolpire la città di Fanano e i suoi dintorni.

Dalla notte dei tempi, nel mare profondo, le correnti depositano sabbie e fanghi in lamine e strati…

Dagli strati di arenaria l’uomo cavò il sasso…

«Non è fuor di luogo aver un’idea di quanto varie
e sorprendenti siano le qualità delle pietre,
in modo da potersene servire ai diversi fini che
a ciascuna competono nelle maniera più appropriata.»

L.B. Alberti, Dell’architettura, libro II, capitolo IX

Lavori alla cava, 1989

foto di Carlo Federico Teodoro

Fatta eccezione per alcune opere in marmo realizzate al di fuori del Simposio di Fanano e per alcuni inserti in metallo, marmo, legno e terracotta che si trovano in alcuni lavori, il materiale che caratterizza il Parco Mueso di sculture è l’arenaria. Si tratta di una roccia sedimentaria costituita da sabbia cementata. Quella che forma l’ossatura dell’Appennino tosco-emiliano è di origine marina. Come molte altre rocce presenta granulometria, cementazione e toni di colore diversi che sono legati alla sua genesi. Molto variabili sono poi caratteristiche quali la scolpibilità e la resistenza agli agenti atmosferici.

Al Parco Museo di Fanano si trovano sostanzialmente due tipi di arenaria: la Pietra Serena, proveniente da Fiorenzuola, utilizzata fino al 1993 prevalentemente per il bassorilievo in lastre o blocchi segati, impossibile da reperire localmente, e la pietra arenaria di Fanano. Negli anni 1994 e 1995, con il passaggio alla scultura a tuttotondo, fu estratta in blocchi isolati da un vecchio accumulo di frana in località Lotta, derivati da attività marginale in ambito agricolo. Dal 1997 il materiale, in blocchi grezzi, è stato reperito presso la piccola tradizionale Cava d’Olimpio, poi ai Medoli e a Ospitale.
I due tipi di arenaria, entrambi di colore grigio, si distinguono essenzialmente per questi caratteri: granulometria fine prevalente, aspetto omogeneo e modesta reazione al gelo la prima; granulometria variabile, in prevalenza media, aspetto variegato e media resistenza al gelo la seconda.

Differenze a volte sottili ma sufficienti a connotare la seconda come “più calda”, più vicina alla natura e alla storia delle valli di Fanano.

L’arenaria, sabbia cementata, forma l’ossatura dell’Appennino tosco-emiliano, è di origine marina.

Al Parco Museo di Fanano si trovano due tipi di arenaria: la Pietra serena e l’arenaria di Fanano, più calda e vicina alla storia delle valli di Fanano

Daniele Sargenti

Geologo

Dalla cava all’opera finita

La storia di una scultura, per quanto riguarda il materiale, nasce con la scelta del giusto strato di roccia da cui estrarre i blocchi. Anticamente il procedimento era tutto manuale: oggi per distaccare i volumi si utilizzano anche cariche esplosive o divaricatori. Sulla superficie dei blocchi, dopo avere analizzato i piani di sedimentazione e le litoclasi, viene poi segnata la linea di taglio, lungo la quale si praticano fori in cui si inseriranno i “punciotti”. I punciotti vengono poi battuti progressivamente con la mazza fino al distacco delle parti. I blocchi così ottenuti vengono infine trasportati in laboratorio, dove entra in gioco l’artista con i suoi strumenti. Frequentemente a Fanano sono stati e vengono utilizzati blocchi già separati naturalmente dalla roccia madre arenacea per crolli e franamenti successivi (i trovanti).

La scultura nasce con la scelta del giusto strato di roccia.

A Fanano sono frequentemente utilizzati blocchi già separati naturalmente dalla roccia madre arenacea.

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